La Polisportiva Trezzano Pallavolo aiuta i giovani a nutrirsi! Parte il “Progetto “Nutrizione”

Nel 2015 la Pallavolo Trezzano ha organizzato due convegni su “Sport, Alimentazione, Salute”, con la presenza di specialisti di settore.

Nel 2016, su proposta del Presidente Giampaolo Santini, la Pallavolo Trezzano ritiene necessario intervenire fattivamente affinché tutti gli atleti, specialmente i più giovani, possano essere seguiti nel difficile cammino della nutrizione.
Ci si muove sempre più velocemente, i tempi sono sempre più economicamente poco stabili, chi ne soffre in modo particolare è il nostro modo di mangiare.

Per questo la Pallavolo Trezzano ha deciso di venire in aiuto a tutti gli atleti che pur non avendo particolari problemi, vogliono intraprendere una linea corretta del cibo.

Durante il convegno del 15 maggio 2015 abbiamo conosciuto approfonditamente la dott.sa Elena Ruggiero, nutrizionista e naturopata, che ha parlato su basi scientifiche sul tema “Il potere curativo del cibo: l’alimentazione come terza medicina”. La dott.sa Ruggiero opera a Trezzano sul Naviglio ed ha accettato il particolare e delicato incarico di seguirci.

Abbiamo posto alla nostra specialista 5 domande inerenti al “Progetto Nutrizione”:

1. Perché avere i consigli di un nutrizionista
Nutrirsi, insieme all’atto respiratorio, è l’atto più semplice ed istintivo per ogni essere umano. Dal momento in cui veniamo alla luce, il respiro e il nutrimento ci accompagneranno per tutta la nostra esistenza.
Purtroppo con il passare del tempo, l’alimentarsi perde il suo carattere di atto più spontaneo e semplice della nostra esistenza e diventa sempre più artificiale, macchinoso e complicato.
La pubblicità imperversa, lo stile di vita cambia, il tempo a disposizione per la spesa, per mangiare e per cucinare quasi non esiste più e le malattie, legate alla cattiva alimentazione, sono in aumento.
Ed allora ci si chiede sempre più spesso:
Cosa devo mangiare per nutrirmi e per essere in salute? Come devo mangiare e fino a quando posso mangiare in modo sostenibile?
Da questo emerge il ruolo fondamentale del nutrizionista: aiutare coloro che desiderano dare una risposta a queste domande e nello stesso tempo accompagnare il paziente a seguire un percorso che lo porterà a riappropriarsi del concetto di alimentazione come strumento per raggiungere un buon stato di salute ed un completo stato di benessere; poiché il cibo che mangiamo ogni giorno fa parte del nostro corpo, è artefice della nostra salute, ed è quanto di più efficace abbiamo a disposizione per prevenire le malattie e mantenerci in buona salute.
Lo strumento, per il raggiungimento dell’obbiettivo, è un semplice, preciso e graduale percorso di rieducazione alimentare su misura e calibrato per ogni individuo, in grado di modificare per sempre le abitudini alimentari, ottenere risultati duraturi nel tempo e, non da ultimo, infondere una nuova consapevolezza alimentare.

2. Quali possono essere le difficoltà ad intraprendere un percorso di questo tipo
Il successo di qualunque obbiettivo che ci si propone non è il risultato di qualcosa di miracoloso bensì è il risultato delle nostre azioni. E’ la nostra forza, la nostra grande motivazione, la perseveranza e la costanza. L’uomo è un animale pigro, che tende ad assumere abitudini e a mantenerle il più a lungo possibile allo scopo di vivere in modo automatico, con routine assodate, senza doversi adattare in continuazione a nuove situazioni. Cambiare abitudini è faticoso, per questo c’è qualcosa dentro ognuno di noi che lotta contro la volontà di cambiare.
Dunque, nel nostro caso, le difficoltà ad intraprendere un percorso di corretta educazione alimentare vanno ricercate nelle nostre debolezze! E’ necessario avere coraggio di cambiare. La figura del nutrizionista aiuta anche in questo: aiutare il paziente a riappropriarsi di sé, a far emergere le proprie potenzialità, ad intravedere gli effetti benefici del cambiamento, scegliendo la strategia più adatta per il paziente.

3. Quali possono essere i benefici a medio/lungo termine
La risposta sta nell’espressione “ishokudoghen”, che in giapponese significa ”il cibo è medicina”. L’alimentazione, infatti è la terza medicina, oltre alla medicina naturale e la medicina tradizionale, in grado di migliorare la qualità della vita e preservare la salute dell’ uomo; salute intesa non solo come assenza della malattia ma anche come efficienza e benessere fisico, psichico e mentale.
Oramai molti studi scientifici dimostrano come una modifica della dieta potrebbe comportare la remissione di moltissime patologie infiammatorie croniche (Lupus, artrite reumatoide, morbo di Chron, psoriasi, etc) considerate altrimenti incurabili. Al contempo, vi sono ormai numerosi studi che dimostrano come un’alimentazione mirata possa essere in grado di prevenire alcune forma tumorali nonché diabete e disfunzioni cardiovascolari.
I benefici a medio termine sono un migliore stato di salute e di benessere. Benefici a lungo termine sono senz’altro una vita lunga e di buona qualità.


4. E’ consigliabile fare terapie con la naturopatia integrata

La tendenza del nostro corpo, in qualunque situazione si trovi, è quella di restare in salute. Purtroppo molto spesso questa sua forza vitale viene soffocata da numerosi fattori: stress, cattive abitudine di vita, inquinamento etc. Tutto ciò avvelena lentamente l’organismo ed un buono stato di salute o le capacità dell’organismo di difendersi vengono messi a dura prova.
La naturopatia è una disciplina salutistica riconosciuta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ed è un approccio naturale ed olistico alla persona, finalizzato a stimolare e favorire le capacità innate dell’organismo di recupero ed auto guarigione.
Per cui chiunque desideri stare bene ed essere artefice della propria salute, può rivolgersi con fiducia alla medicina naturale.

5. Ipersensibilità agli alimenti: come agire
Molte persone tendono, erroneamente, a confondere le allergie, intolleranze, ipersensibilità alimentari: i concetti però sono molto diversi, nonostante i sintomi correlati siano, per certi versi, sovrapponibili.
La prima regola è evitare il fai da te, seguendo, invece un iter diagnostico accurato che indichi con assoluta precisione se siamo in presenza di un’allergia o di una ipersensibilità alimentare. Inoltre la diagnosi deve escludere che i disturbi, di cui si soffre in seguito all’ingestione di cibo, dipendano da patologie che nulla hanno a che veder con le allergie, o le ipersensibilità (gastrite, colite, etc..)
Una volta disposta un’accurata diagnosi è possibile insieme al paziente decidere la dieta più idonea e le terapie più opportune.
Il comportamento corretto da adottare non è l’esclusione totale e definitiva, dalla dieta, dell’alimento che disturba, ma la sua sospensione temporanea dall’alimentazione quotidiana. In questo modo permettiamo all’organismo di ripulirsi e di smaltire la sostanza accumulata. Successivamente la sostanza sarà reintrodotta in maniera graduale ed a piccole dosi per poi arrivare all’introduzione completa di essa nell’alimentazione quotidiana.
Regola base, inoltre, per non andare incontro ad ipersensibilità alimentari e che l’alimentazione sia il più possibile varia. Solo in questo modo non si ha il pericolo di assumere uno stesso alimento tutti i giorni ed addirittura più volte nello stesso giorno, comportamento che causa scarsa tollerabilità o eccessiva sensibilità dell’organismo verso un determinato alimento.

Giampaolo Santini
Presidente